Una app che si chiama Rilevazione presenze e controllo accessi, di primo acchito, piace molto al datore di lavoro, ma notevolmente meno a chi lo svolge, il lavoro: l’idea di un controllo da parte di qualcuno infastidisce, comprensibilmente, anche il lavoratore più onesto e fidato, dal momento che si è propensi, con questa sorta di spada di Damocle sulla testa, a percepire una preventiva sfiducia del datore di lavoro nei propri confronti.
Oggi spiegheremo perché, al contrario, l’utilizzo di questa app non abbia alcun motivo di rendere sospettoso il dipendente o il collaboratore.
La più banale delle considerazioni che si possono fare circa i vantaggi della sua installazione riguarda il lato pratico: chi opera al di fuori della propria azienda non è più tenuto, grazie a questa app, a compilare a mano, su foglietti di carta che è facilissimo smarrire, dettagliati e noiosi resoconti del proprio operato. Con pochi gesti delle mani e con estrema facilità è infatti possibile inviare a chi ci ha commissionato il lavoro quanto richiesto in tempo reale.
Utilizzando questa app, il dipendente o il collaboratore aiuta la propria azienda, fornendole dati certi e inequivocabili, a ottimizzare la fatturazione di un lavoro ai propri clienti: grazie a questa tempestiva comunicazione, infatti, il rischio di contestazioni è di molto ridotto e la velocità di trasmissione dei dati relativi all’intervento di molto superiore. Il processo generale della rilevazione, insomma, non ha ricadute negative sul lavoratore, ma effetti positivi sull’ottimizzazione del rapporto con i clienti.
L’app Rilevazione presenze, inoltre, non traccia, come forse si potrebbe pensare, ogni spostamento del dipendente o collaboratore, ma limita la propria azione al solo intervento: la posizione viene rilevata solo al momento dell’inizio del lavoro e quando il lavoro è finito. Per questo motivo non è in alcun modo da considerarsi come un prolungamento virtuale di occhi e orecchie del datore di lavoro, ma un modo semplice e performante di comunicargli le ore di lavoro effettivamente svolte presso cliente.
L’app Rilevazione presenze funge anche da strumento di sicurezza per chi lavora in ambienti a rischio (ponteggi, cantieri, etc) o isolati (boschi, alta montagna, etc) o in contesti ostili (chi per esempio ha l’ingrato compito di sospendere la fornitura di gas o energia elettrica a clienti insolventi): registrando l’inizio dell’intervento, infatti, permette al datore di lavoro di fare una stima dei tempi e di allertarsi nel caso che siano più lunghi di quelli effettivamente occorrenti per la sua realizzazione.
In conclusione, alla luce di tutte queste osservazioni, l’app Rilevazione presenze non può essere interpretata come un mezzo di controllo del dipendente o collaboratore da parte dell’azienda, ma piuttosto come un mezzo di monitoraggio del lavoro assegnato, per una gestione più efficace e veloce del medesimo.
Una policy timbrature scritta bene è una di quelle cose che “non si notano” quando tutto funziona, ma che diventano cruciali quando scoppia un problema: timbrature mancanti, dispute su orari, straordinari non autorizzati, smart working non tracciato, badge passati tra colleghi, geolocalizzazioni contestate, audit interni, vertenze. Senza regole presenze chiare, l’azienda rischia caos operativo, conflitti tra responsabili e dipendenti, e soprattutto difficoltà a dimostrare cosa è successo davvero.
Libemax Rilevazione Presenze nasce proprio per semplificare: timbrature da smartphone, dati ordinati, pannello web per controllare ed esportare, e un flusso più rapido per tutte le attività legate al personale. E oggi fa un passo in più: diventa modulare.
Se stai valutando un cambio di sistema di rilevazione presenze, nel 2026 la scelta non è più “badge sì o badge no”: oggi devi decidere come raccogli i dati (app, web, terminale), quanto sono affidabili (regole, controlli, audit), e quanto ti costano davvero (tempo HR, errori, contestazioni, manutenzione).