I permessi, siano essi retribuiti o non retribuiti, rappresentano un diritto fondamentale dei lavoratori e uno strumento essenziale di gestione del tempo in azienda. Conoscere le differenze tra le due tipologie è importante sia per chi lavora sia per chi gestisce il personale, in modo da evitare errori nella pianificazione e nella busta paga.
I permessi retribuiti sono giornate o ore di assenza dal lavoro durante le quali il dipendente conserva il diritto alla retribuzione. Vengono concessi per specifiche esigenze personali o familiari e sono regolati dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) o da normative specifiche.
Tra i più comuni troviamo:
Il datore di lavoro deve riconoscere il compenso per il periodo di assenza, poiché questi permessi sono considerati parte integrante del tempo di lavoro effettivo. Tuttavia, le modalità di fruizione e la quantità di ore disponibili possono variare in base al contratto collettivo applicato.
I permessi non retribuiti, al contrario, sono periodi di assenza in cui il lavoratore non percepisce stipendio. Pur non essendo pagati, rappresentano una possibilità importante per chi ha necessità personali o familiari non coperte da altre tipologie di congedo.
Sono generalmente concessi:
In questi casi, l’azienda può valutare discrezionalmente la concessione del permesso, tenendo conto dell’organizzazione interna e delle esigenze produttive. L’assenza non retribuita non contribuisce alla maturazione di ferie, tredicesima o TFR.
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Aspetto |
Permessi Retribuiti |
Permessi Non Retribuiti |
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Compenso |
Il lavoratore riceve la normale retribuzione |
Nessun compenso previsto |
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Concessione |
Regolata dal CCNL o da specifiche leggi |
Su richiesta del dipendente, a discrezione del datore |
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Maturazione ferie e TFR |
Continua regolarmente |
Sospesa durante il periodo di assenza |
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Durata |
Limitata e definita dal contratto |
Variabile, previa autorizzazione |
Comprendere queste differenze è fondamentale per evitare errori nella gestione delle presenze e nella compilazione delle buste paga. Un errore nella classificazione può infatti influire sulla corretta retribuzione e sulla contabilità aziendale.
La gestione dei permessi retribuiti e non retribuiti può diventare complessa, soprattutto in aziende con molti dipendenti o sedi distribuite. Automatizzare il processo di richiesta, approvazione e contabilizzazione aiuta a evitare errori e a garantire trasparenza.
Un sistema digitale consente:
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Gli straordinari sono uno di quei temi che sembrano “semplici” finché non diventano un problema: un dipendente che contesta il mancato pagamento, un responsabile che approva a voce, un foglio Excel con versioni diverse, ore extra emerse mesi dopo in un contenzioso o durante un controllo. Nel frattempo i costi lievitano, la pianificazione salta e l’HR si trova a fare da arbitro senza dati solidi.
Gestire i turni non è solo “mettere qualcuno in calendario”. Per Operations e HR, la gestione turni è un sistema che tocca produttività, qualità del servizio, costi del lavoro, benessere delle persone e conformità. Quando questo sistema è disordinato (file Excel sparsi, chat infinite, cambi turno non tracciati, timbrature “a posteriori”, approvazioni informali), succede una cosa prevedibile: gli errori aumentano e gli straordinari diventano “invisibili”.
Lo smart working ha cambiato davvero il modo in cui le aziende organizzano il lavoro: più flessibilità, più autonomia, spesso anche più produttività. Ma c’è un punto che continua a creare attrito tra HR, direzione e team: la gestione delle presenze. Quando le persone non sono fisicamente in sede, la domanda “come faccio a sapere che le ore dichiarate sono corrette?” rischia di trasformarsi in un controllo eccessivo, fatto di messaggi, chiamate, report manuali e richieste continue di conferme.