Ogni fine anno in Italia la parola “tredicesima” torna protagonista. Per molti lavoratori dipendenti è l’occasione per affrontare le spese di Natale, pagare bollette arretrate o concedersi qualche acquisto in più. Ma quando arriva la tredicesima? E soprattutto, come si calcola l’importo netto in busta paga, cioè quanto effettivamente finisce nel tuo stipendio netto?
In questa guida vediamo in modo chiaro e aggiornato cos’è la tredicesima mensilità, quando viene pagata, come si calcola passo passo e perché spesso risulta più bassa rispetto a una mensilità ordinaria, pur essendo calcolata sulla stessa retribuzione lorda.
La tredicesima mensilità, o gratifica natalizia, è una mensilità aggiuntiva riconosciuta ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, erogata normalmente nel mese di dicembre. Si tratta di una componente della retribuzione annuale, prevista dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) e di fatto obbligatoria per la quasi totalità dei dipendenti in Italia.
In pratica, durante l’anno la tredicesima matura mese per mese e viene liquidata in un’unica soluzione (o, più raramente, in più rate) alla fine dell’anno.
In linea generale, hanno diritto alla tredicesima mensilità:
Non ne hanno diritto, di norma:
Capire se si ha diritto alla tredicesima è fondamentale prima ancora di ragionare su calcolo e stipendio netto.
In Italia la tredicesima viene pagata nel mese di dicembre, di solito prima delle festività natalizie. La data precisa, però, dipende dal settore, dal datore di lavoro e da quanto stabilito dal CCNL applicato.
In sintesi:
In alcuni casi, soprattutto nel settore privato, l’azienda può prevedere:
Tutte queste modalità incidono sulla percezione del lavoratore, ma non cambiano il calcolo complessivo della tredicesima mensilità.
La regola generale è abbastanza semplice:
La tredicesima mensilità corrisponde a 1/12 della retribuzione lorda annua, moltiplicato per il numero di mesi di lavoro maturati nell’anno.
In forma semplificata:
Tredicesima lorda = (Retribuzione lorda di riferimento / 12) × mesi maturati
Di solito matura un rateo per ogni mese lavorato. La maggior parte dei contratti considera “mese intero” quando si è lavorato almeno 15 giorni in quel mese.
La base di calcolo della tredicesima dipende dal CCNL, ma in linea di massima comprende:
Di solito non rientrano nel calcolo:
Per questo è importante verificare sempre il proprio contratto collettivo o confrontarsi con il consulente del lavoro.
Vediamo due casi semplici per capire come funziona il calcolo.
1. Tredicesima per chi ha lavorato tutto l’anno
Supponiamo:
Calcolo:
In questo caso, la tredicesima lorda coincide con una mensilità lorda “normale”. Il problema è capire quanto diventa stipendio netto.
2. Tredicesima per chi è stato assunto in corso d’anno
Supponiamo:
Calcolo:
Se il lavoratore è stato assunto a metà mese, la maturazione di quel mese dipende dalla regola dei 15 giorni prevista dal contratto.
Uno dei dubbi più frequenti è: perché la tredicesima in busta paga è più bassa rispetto allo stipendio netto di una mensilità normale, anche quando la parte lorda è simile?
Ci sono tre motivi principali:
Il risultato è che a parità di lordo, lo stipendio netto della tredicesima può essere sensibilmente inferiore rispetto al netto di una mensilità ordinaria.
Per avere un’idea (semplificata e non sostitutiva delle simulazioni del consulente):
Stipendio netto della tredicesima:
1.800 – 165 – 441 ≈ 1.194 euro netti
Sono cifre puramente esemplificative, ma bastano per capire come il calcolo della tredicesima sullo stipendio netto possa dare un importo inferiore alle aspettative se si guarda solo alla cifra lorda iniziale.
Non tutti i periodi dell’anno contano allo stesso modo ai fini della tredicesima. Di solito, concorrono alla maturazione:
Al contrario, possono non maturare tredicesima (o maturarla solo in parte, secondo contratto):
La regola dei 15 giorni è spesso determinante: se in un mese si lavora (o si è coperti da retribuzione) per almeno 15 giorni, di solito il mese è considerato utile per la maturazione di un rateo di tredicesima.
Il principio chiave è la proporzionalità: la tredicesima si adegua al tipo di contratto e al tempo effettivo di lavoro.
Dal punto di vista del datore di lavoro, la tredicesima mensilità non è una sorpresa dell’ultimo minuto: è un costo che matura progressivamente durante l’anno e che dovrebbe essere accantonato mese per mese in contabilità.
Per calcolare correttamente la tredicesima per ogni dipendente, l’azienda deve avere sempre sotto controllo:
Se i dati sulle presenze e sugli orari di lavoro sono incompleti o affidati a fogli Excel sparsi, aumentano:
Una gestione digitale e centralizzata delle presenze rende molto più semplice e preciso il lavoro di chi si occupa di paghe e contributi, soprattutto in momenti sensibili come l’elaborazione della tredicesima.
La tredicesima è obbligatoria per legge?
La tredicesima mensilità è ormai una componente strutturale della retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva per la quasi totalità dei lavoratori dipendenti. Diversamente dalla quattordicesima, che è presente solo in alcuni CCNL, la tredicesima è di fatto obbligatoria per chi rientra nei contratti che la prevedono, ossia la maggioranza.
La tredicesima può essere pagata a rate?
Sì. Nella maggior parte dei casi viene corrisposta in un’unica soluzione a dicembre, ma alcuni contratti o accordi aziendali prevedono:
L’importante è che la somma delle quote corrisponda all’importo che il lavoratore ha maturato.
Cosa fare se la tredicesima non arriva o arriva in ritardo?
La tredicesima deve essere versata entro il mese di dicembre ai lavoratori aventi diritto. In caso di mancato pagamento o ritardo, è consigliabile:
La tredicesima è uguale allo stipendio mensile?
No. Anche quando la tredicesima lorda è pari a una mensilità lorda, lo stipendio netto della tredicesima è spesso inferiore a quello del mese standard, per via della diversa incidenza di contributi e IRPEF e dell’assenza di alcune agevolazioni sul cuneo fiscale.
La tredicesima mensilità è una parte fondamentale della retribuzione dei lavoratori italiani: non solo rappresenta un sostegno economico importante alla fine dell’anno, ma incide anche sul costo del lavoro e sulla pianificazione finanziaria delle imprese.
Per lavoratori e aziende, capire quando arriva la tredicesima, come si calcola e perché l’importo dello stipendio netto può essere diverso rispetto a quello di una mensilità normale è essenziale per evitare sorprese e incomprensioni.
Dal lato aziendale, il presupposto indispensabile per una tredicesima corretta è avere dati affidabili su presenze, assenze, orari di lavoro e tipologia di contratto. Una gestione manuale o frammentata aumenta il rischio di errori nel calcolo e rallenta il lavoro dell’ufficio paghe.
Per questo, se vuoi rendere più semplice e precisa la gestione delle presenze e delle ore lavorate, ti conviene affidarti a uno strumento pensato proprio per le aziende italiane.
Prova gratuitamente Libemax Rilevazione Presenze per 14 giorni.
Gestire i turni non è solo “mettere qualcuno in calendario”. Per Operations e HR, la gestione turni è un sistema che tocca produttività, qualità del servizio, costi del lavoro, benessere delle persone e conformità. Quando questo sistema è disordinato (file Excel sparsi, chat infinite, cambi turno non tracciati, timbrature “a posteriori”, approvazioni informali), succede una cosa prevedibile: gli errori aumentano e gli straordinari diventano “invisibili”.
Lo smart working ha cambiato davvero il modo in cui le aziende organizzano il lavoro: più flessibilità, più autonomia, spesso anche più produttività. Ma c’è un punto che continua a creare attrito tra HR, direzione e team: la gestione delle presenze. Quando le persone non sono fisicamente in sede, la domanda “come faccio a sapere che le ore dichiarate sono corrette?” rischia di trasformarsi in un controllo eccessivo, fatto di messaggi, chiamate, report manuali e richieste continue di conferme.
Una policy timbrature scritta bene è una di quelle cose che “non si notano” quando tutto funziona, ma che diventano cruciali quando scoppia un problema: timbrature mancanti, dispute su orari, straordinari non autorizzati, smart working non tracciato, badge passati tra colleghi, geolocalizzazioni contestate, audit interni, vertenze. Senza regole presenze chiare, l’azienda rischia caos operativo, conflitti tra responsabili e dipendenti, e soprattutto difficoltà a dimostrare cosa è successo davvero.